I neuroni a specchio: metodica riabilitativa per l’ictus cerebrale

(Last Updated On: Ottobre 16, 2016)

Un ictus su 8 è preceduto da alcuni sintomi che fanno da campanello di allarme: il TIA o Attacco Ischemico Transitorio.

A dirlo, in un’intervista a Uno Mattina, è la Dottoressa Livia Azzariti.

I sintomi del TIA non durano più di 24 ore e spesso non vengono diagnosticati.

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati 200.000 nuovi casi e si prevede che questa patologia aumenti in tutto il mondo.

All’insorgere dei primi segnali è importante recarsi subito in ospedale, dove dei farmaci trombolitici, presi entro un massimo di 3/4 ore, risolvono i sintomi di ictus cerebrale ischemico consentendo al paziente di tornare a casa sano e senza problemi.

Se impariamo a riconoscere un attacco ischemico transitorio – contiuna la Azzariti – e si interve sui fattori di rischio, si può evitare l’insorgenza dell’ictus acuto nell’80% dei casi.

Bastano 30 minuti di movimento al giorno, curare l’alimentazione, l’ipertensione, il diabete e la dislipidemia.

Secondo il responsabile dell’Unità di trattamento Neurovascolare al Policlinico Umberto I di Roma, Prof. Danilo Toni, intervistato a Uno Mattina il 14 ottobre 2009, nella fase acuta dell’ictus il 7-8% dei pazienti muore, un 35-45% riesce a guarire dalla fase acuta e a tornare a casa, un rimanenete 40% ha bisogno di un trattamento riabilitativo.

L’ictus cerebrale – spiega il Prof. Toni – è la seconda causa di mortalità dopo l’infarto miocardioco e la prima causa di invalidità nei paesi occidentali.

Si distingue una forma emorragica, in cui un’arteria si rompe e il sangue esce dal vaso sanguigno diffondendosi nell’area cerebrale, e una forma ischemica, più frequente, in cui un’arteria si chiude e il sangue non arriva alla sede cerebrale, così come accade per l’infarto miocardico in cui il sangue non arriva al cuore. L’ictus, grazie all’istituzione di strutture specificatamente dedicate alla terapia, le Stroke Unit, ha migliorato la sua prognosi.

L’intervento tempestivo, dunque, ci salva la vita, ma può essere necessaria molta fisioterapia per recuperare i danni.

Secondo Valter Santilli, Primario Fisatra al Policlinico Umberto I di Roma, la fisioterapia va iniziata precocemente, già prima di uscire dalla Stroke Unit, per poi continuare nel reparto per la riabilitazione.

Tra le tante metodiche riabilitative, la più recente è la Mirror Terapy – spiega il Prof. Santili – che nasce da una scoperta di neurofisiologi, in particolare del Professor Giacomo Rizzolatti, che negli anni 90 ha scoperto dei gruppi di neuroni che si attivano sia durante il movimento, come programmazione del movimento, ma anche quando noi osserviamo il movimento di qualcuno che ci sta attorno.

In qualche maniera viviamo nel nostro cervello il movimento che osserviamo.  Da questa scoperta dei neuroni a specchio nasce l’idea di riabilitare l’arto plegico del malato che ha avuto un ictus, in seguito al quale è rimasto emiplegico (arto plegico: paralizzato).

Dopo quanto tempo si possono apprezzare i primi miglioramenti della Mirror Terapy e soprattutto di che tipo?

Riabilitare una mano plegica ad esempio è un grosso problema, risponde il Prof. Santilli.

Sappiamo che nel caso di un ictus è più facile recuperare la deambulazione, il camminare.

Con le metodiche tradizionali non sempre riusciamo invece a recuperare in maniera ottimale i movimenti della mano.

Con la Mirror Terapy cioè allenando questi neuroni a specchio che vanno a stimolare le aree programmate per il movimento, riusciamo a vedere piccoli ma progressivi miglioramenti, non tanto nella forza, quanto nella destrezza e nella coordinazione.

Secondo uno studio pubblicato su The New England Journal of Medicine sembra che la Mirror Terapy sia in grado di ridurre, in modo significativo, il dolore, così come di migliorare i movimenti nel 92% dei casi.

Con la Mirror Terapy è inoltre possibile curare il dolore all’arto fantasma – spega il Prof. Santilli – perché aiuta a recuperare e a riscostruire l’immagine dell’arto che è stato amputato.

La Mirror Terapy è in grado di destrutturare a livello cerebrale le sensazioni provenienti dall’arto amputato, riorganizzando il movimento nello spazio e il rapporto con lo spazio circostante.

Per informazioni su dove trovare centri che si occupano della Mirror Therapy clicca qui e visita direttamente il sito del Prof. Santilli, oppure informati presso le Stroke Unit in Italia.

Referenze:

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc0902799

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-883619eb-9dc7-426b-a42f-280ab383bd47.html?p=5

 

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