Lavaggio epatico: come depurare il fegato per migliorare umore e benessere generale

gallstones-liverPremessa a cura del dottor Limontini.

La maggior parte delle persone ritiene che i calcoli biliari si possano formare esclusivamente all’interno della cistifellea: si tratta di un assunto tanto comune quanto sostanzialmente errato, dal momento che la maggior parte dei calcoli si forma, in realtà, all’interno del fegato, mentre sono relativamente pochi quelli che insorgono nella colecisti.

È tuttavia alquanto semplice verificare tale valutazione: basta sottoporsi personalmente a un lavaggio epatico (depurazione).

E poco importa se tra voi si annoverano profani, medici, scienziati o persone che, avendo subito la rimozione della colecisti, sono convinte che i problemi legati ai calcoli biliari non le interessino più: i risultati che si possono ottenere effettuando un lavaggio epatico parlano da soli e nessuna prova scientifica o spiegazione medica potrà rendere tali risultati più preziosi di quanto già non lo siano.

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Osservando l’acqua nel vostro water quando effettuerete il vostro primo lavaggio epatico, noterete subito un numero straordinario di sassolini verdi, beige, marroni o neri, i calcoli biliari appunto, che galleggiano: allora capirete immediatamente di avere davanti qualcosa di molto importante che potrà cambiarvi la vita.

Per soddisfare la vostra sete di curiosità potreste quindi prelevare alcuni calcoli e portarli in un laboratorio specializzato per sottoporli a un’analisi chimica. Oppure chiedere al vostro medico cosa ne pensa in proposito. Il vostro medico potrà esservi di sostegno nel vostro tentativo di auto guarigione, oppure dirvi che è semplicemente ridicolo o mettervi in guardia da una simile iniziativa.

Tuttavia, qualunque azione decidiate di intraprendere, la cosa più importante in tutto ciò è che, probabilmente per la prima volta in tutta la vostra vita, vi siete assunti una responsabilità attiva nei confronti del vostro stato di salute.

Ma non tutti sono fortunati come lo siete ora voi. Si calcola infatti che il 20% della popolazione mondiale sviluppi un numero di calcoli biliari nella cistifellea nell’arco della propria vita e che gran parte di queste persone opti per l’asportazione chirurgica di quest’organo importante. Ma, ovviamente, questo dato non prende in considerazione l’ancor più elevato numero di persone che svilupperanno calcoli al fegato o che già li hanno.

In trent’anni di pratica nell’ambito della medicina naturale ho avuto personalmente a che fare con migliaia di persone che soffrivano delle più svariate malattie e attualmente sono in grado di produrre una precisa documentazione a supporto della tesi secondo la quale ciascuno dei suddetti individui, senza eccezione alcuna, ha sviluppato considerevoli quantità di calcoli biliari all’interno del proprio fegato.

Tuttavia, potrebbe sorprendere la notizia che un numero relativamente limitato di essi ha riferito un’anamnesi di calcoli biliari alla cistifellea.

I calcoli che si formano all’interno del fegato costituiscono, come avremo occasione di illustrare in questo libro, il maggiore impedimento all’acquisizione e al mantenimento di un buono stato di salute, della giovinezza e della vitalità: anzi, essi rappresentano una delle maggiori cause di malattia nell’essere umano, nonché la fonte di tutte le difficoltà che il soggetto evidenzia nella fase di recupero dalla malattia stessa.

È quindi lecito affermare che il mancato riconoscimento dell’incidenza della formazione dei calcoli nel fegato costituisce il più grande e sfortunato sbaglio che sia mai stato fatto nel campo della medicina, sia essa nella sua forma convenzionale o in quella complementare: un tale sostanziale affidamento sulla la diagnostica ematica eseguita tramite comunissimi esami del sangue, come nel caso della medicina convenzionale, può dare adito a un congruo margine di svantaggio nella fase di valutazione dello stato di salute del fegato.

Per esempio, la maggior parte delle persone che presenta un disturbo fisico di qualunque natura riporta livelli ematici di enzimi epatici pressoché normali nonostante molti soffrano di una congestione epatica: certo, la congestione e il blocco epatico costituiscono due tra i problemi di salute più comuni tra la popolazione, eppure la medicina convenzionale non vi fa alcun riferimento e non ha sviluppato alcuna metodologia efficace per la diagnosi di tali condizioni.

I livelli ematici di enzimi epatici, infatti, risultano elevati solo a fronte di un avanzato stato di distruzione cellulare nel fegato, come nel caso, per esempio, dell’epatite o dell’infiammazione epatica: le cellule del fegato, infatti, contengono una grande quantità di enzimi che, se danneggiati, entrano nel flusso ematico e segnalano l’esistenza di anomalie nel fegato.

Il problema è che in quel momento il danno si è già verificato: possono addirittura essere necessari anni interi di congestione epatica prima che tale situazione si verifichi.

Di conseguenza, possiamo affermare con sufficiente certezza che i normalissimi esami clinici del sangue non rappresentano una metodologia affidabile per rilevare la presenza di calcoli epatici.

Di fatto, la maggior parte dei medici non sa neppure che essi si formano li. Solo alcune delle università più all’avanguardia nella ricerca, come la prestigiosa Johns Hopkins University, descrivono e illustrano questi calcoli epatici nel materiale bibliografico presente nei loro siti web, definendoli “calcoli biliari intraepatici”.

È dunque semplice dedurre come la comprensione del modo in cui i calcoli epatici contribuiscono all’insorgere di quasi ogni tipo di malattia o disturbo, unitamente al compimento di pochi semplici passi per rimuovere gli stessi, possa permettervi di farvi responsabilmente carico del ripristino del vostro stato di salute e del vostro livello di vitalità in modo continuativo: attuare la tecnica di lavaggio epatico (depurazione) su voi stessi o, se siete un medico, sui vostri pazienti, gioverà in maniera sostanziale allo stato di salute con risultati estremamente gratificanti, perché avere un fegato pulito significa spalancare nuove prospettive di vita.

Il fegato esercita il controllo diretto sulla crescita e il funzionamento di ogni cellula del nostro corpo: qualsiasi i malfunzionamento, insufficienza o crescita anormale delle stesse cellule è sostanzialmente riconducibile a uno scarso livello di attività epatica, dal momento che, proprio per la sua straordinaria architettura, spesso il fegato “sembra” svolgere normalmente la propria attività (evidenziando valori ematici equilibrati), nonostante abbia già perso addirittura il 60% della propria funzionalità originale.

Per quanto questo fatto possa risultare incredibile tanto per il paziente quanto per il suo medico, l’origine di moltissime malattie è facilmente riconducibile a problemi rilevati proprio nella funzionalità epatica.

Tutte le malattie o i sintomi che fanno presumere uno stato di salute cagionevole sono infatti il risultato di qualche genere di ostruzione: per esempio, se un vaso sanguigno è ostruito e, di conseguenza, non è più in grado di provvedere a un rapido approvvigionamento di ossigeno vitale o di sostanze nutritive a un gruppo di cellule, queste dovranno mettere in atto una serie di “misure di emergenza” specifiche per garantirsi la sopravvivenza.

Certo, molte delle cellule colpite da tale “carenza” di ossigeno non riusciranno a sopravvivere a tale evento e moriranno, tuttavia altre cellule, quelle dotate di un maggior livello di resilienza, impareranno ad adeguarsi alla situazione avversa (tramite un processo di mutazione cellulare) e a vivere grazie a prodotti di scarto metabolico e tossici.

Queste cellule possono essere paragonate a un uomo nel deserto che, in mancanza d’acqua, si mette a bere la propria urina per sopravvivere un po’ più a lungo.

La mutazione cellulare che conduce al cancro è solo il tentativo finale del corpo di evitare il suo decesso immediato mediante la setticemia e una struttura organica collassante.

Benché sia la norma, la definizione di “malattia” applicata alla normale reazione del corpo all’accumulo di scarti tossici è tirata per i capelli.

Purtroppo l’ignoranza della vera natura del corpo ha indotto molte persone a credere che questo meccanismo di sopravvivenza sia una “malattia autoimmune”.

Il termine “autoimmune” suggerisce che il corpo cerchi di muovere un attacco a se stesso e tenti di suicidarsi. Non potrebbe esserci convinzione più lontana di questa dalla verità.

I tumori cancerosi sono dovuti a una grave congestione nei tessuti connettivi, nelle pareti dei vasi sanguigni e nei dotti linfatici, che impediscono alle cellule sane di ricevere quantità sufficienti di ossigeno e altre sostanze nutritive di vitale importanza.

Esistono, tuttavia, altre forme di ostruzione più apparenti che sono in grado di turbare il nostro benessere.

Per esempio, un colon perennemente costipato impedisce al corpo di eliminare i prodotti di scarto contenuti nelle feci: ciò comporta il mantenimento degli scarti dell’attività corporea nelle parti più basse dell’intestino che, a sua volta, induce a una condizione di intossicazione del colon che, se non viene risolta, si estende a tutto l’organismo.

D’altra parte, abbiamo una condizione di infezione e insufficienza renale quando dei calcoli calcificati o del grasso renale ostruiscono il flusso dell’urina nei reni o nella vescica urinaria: con la formazione di depositi minerali all’interno dell’apparato urinario si assiste a fenomeni di ritenzione idrica, aumento del peso corporeo e vari sintomi di malattia.

Se nel torace e nei polmoni si forma della materia di scarto acida e tossica, l’organismo reagisce con secrezioni mucose per contrastare l’effetto di queste sostanze nocive. Allora il muco indurito blocca il passaggio dell’aria attraverso i polmoni, e la persona rimane letteralmente senza fiato.

Se il vostro organismo ha già raggiunto un elevato livello di tossicità e congestione, potreste anche sviluppare una infezione polmonare. Le infezioni polmonari hanno lo scopo di contribuire a distruggere ed eliminare tutte le cellule polmonari deboli e danneggiate che altrimenti comincerebbero a putrefarsi o che si sono già decomposte (formazione di pus). La congestione polmonare impedisce la rimozione naturale delle cellule danneggiate o deboli. Se la congestione non si risolve naturalmente o se peggiora a causa di abitudini alimentari inadeguate, il pus resterà intrappolato nel tessuto polmonare. Naturalmente i batteri distruttivi accorreranno in massa per aiutare l’organismo nel suo disperato tentativo di ripulire quest’area congestionata, che comprende cellule in decomposizione e altri prodotti di scarto. I medici si riferiscono a questo meccanismo in termini di “infezione da stafilococco” o pneumonia.

La ridotta capacità uditiva e le otiti possono essere dovute alla presenza di muco viscoso pieno di tossine e/o batteri vivi o morti all’interno dei dotti che collegano la gola alle orecchie (trombe di Eustachio); e, allo stesso modo, un ispessimento del sangue causato dall’ingestione di cibi o bevande acidogeni può contribuire a limitare il suo flusso all’interno dei capillari e delle arterie, causando numerosi problemi al corpo, che vanno da una semplice irritazione cutanea all’artrite o all’ipertensione, da un attacco cardiaco all’ictus.

Tutte le suddette ostruzioni o, comunque, eventi simili di blocco all’interno del corpo risultano direttamente e indirettamente correlate a una ridotta attività epatica e, specificamente, a un impedimento di sorta prodotto dalla presenza di calcoli biliari nel fegato e nella colecisti: letteralmente pezzi di bile ispessita (calcoli biliari) che, in questi organi, interferiscono in maniera estremamente significativa con alcuni processi vitali come la digestione dei cibi, l’eliminazione dei prodotti corporei di scarto e la depurazione del sangue dalle sostanze nocive.

Decongestionando i dotti biliari nel fegato e nella cistifellea, infatti, le cellule del corpo umano, in totale da 60 a 100 trilioni di unità, saranno in grado di “respirare” più ossigeno, assorbire sufficienti quantità di sostanze nutritive, eliminare i propri prodotti di scarto metabolico e mantenere in perfetta efficienza i propri legami di comunicazione con il sistema nervoso, il sistema endocrino e qualsiasi altra parte del corpo.

E ormai assodato che quasi tutti i pazienti affetti da una malattia cronica presentano quantità eccessive di calcoli biliari nel fegato: il dato è facilmente verificabile sottoponendo il malato cronico a un lavaggio epatico (depurazione), anche se, purtroppo, questo organo vitale viene raramente considerato la causa di altre malattie, a meno che non sussista una specifica patologia epatica.

La maggior parte dei calcoli biliari nel fegato e nella cistifellea, infatti, è costituita dalle stesse “innocue” componenti contenute nella bile liquida, che si compongono principalmente di colesterolo.

Diversi calcoli sono composti da acidi grassi e altro materiale organico finito nei dotti biliari; il fatto che questi calcoli siano perlopiù grumi congelati di bile o di materia organica li rende praticamente “invisibili” al monitoraggio effettuato dalle tecnologie a raggi X, ultrasuoni e tomografia assiale computerizzata (TAC).

La situazione, invece, è diversa per quanto riguarda la colecisti, nella quale una parte dei relativi calcoli, solitamente circa il 20% del totale, è costituita interamente da sostanze minerali, perlopiù sali di calcio e pigmenti biliari.

I moderni strumenti di diagnosi possono facilmente rilevare la presenza di tali calcoli induriti e di dimensioni relativamente ragguardevoli, mentre tendono a non identificare quelli più morbidi e meno calcificati che si raccolgono nel fegato.

Solo quando i calcoli sono presenti in quantità eccessive, sono prevalentemente composti da colesterolo (85-95% colesterolo) o da altri grumi di grasso e bloccano i dotti biliari epatici, gli ultrasuoni sono in grado di identificare quello che viene comunemente chiamato un “fegato grasso”.

In questi casi le immagini degli ultrasuoni evidenziano un fegato quasi completamente bianco (e non di colore scuro). Un fegato grasso può arrivare ad accumulare fino a 20.000 calcoli prima di cedere al soffocamento e smettere di funzionare.

Nell’ipotesi in cui aveste un fegato grasso e vi recaste dal medico, questi vi direbbe che nel vostro fegato c’è una eccedenza di “tessuti grassi”, ma è altamente improbabile che vi informi anche dell’esistenza di calcoli intraepatici (i calcoli che ostruiscono i dotti biliari nel fegato).

Come affermato precedentemente, la maggior parte dei calcoli intraepatici di dimensioni più modeste non sono localizzabili attraverso una scansione a ultrasuoni o una TAC.

Malgrado ciò, tuttavia, un’analisi attenta dell’immagine a ultrasuoni da parte di specialisti sarebbe in grado di evidenziare una condizione di dilatazione dei dotti biliari più piccoli nel fegato a causa dell’ostruzione.

Alcuni dei calcoli di dimensioni maggiori, comunque, sono visibili ma, a meno che non esista indicazione di un più grave problema al fegato, i medici raramente verificano anche la presenza di calcoli intraepatici.

Sfortunatamente, nonostante il fegato sia uno degli organi più importanti, troppo spesso i suoi disturbi sono sotto diagnosticati.

Anche se i primi stadi della patologia del fegato grasso  o dei calcoli nei dotti biliari fossero facilmente riconoscibili e diagnosticabili, nessun metodo offerto dalle moderne strutture sanitarie riesce ancora ad alleggerire quest’organo vitale del fardello che è costretto a “portare”.

Rimane tuttavia il fatto che la maggior parte delle persone ha accumulato centinaia, in molti casi addirittura migliaia, di depositi biliari induriti nel fegato. E questi calcoli ostruiscono costantemente i dotti biliari, stressando quest’organo vitale e il resto dell’organismo.

Alla luce dell’effetto nocivo che i calcoli esercitano sull’attività del fegato nel suo complesso, non è rilevante se gli stessi sono costituiti da morbidi agglomerati di colesterolo o da sali minerali duri e cristallizzati, come poco importa che noi stessi o i medici presso cui siamo in cura li considerino alla stregua di calcoli biliari convenzionali, depositi di grasso o grumi di bile indurita: l’effetto di impedimento del flusso di bile attraverso i dotti biliari è comune a tutte e tre le ipotesi.

A questo punto la domanda principale è: come è possibile che tali inezie, come l’ostruzione del flusso di bile, possano causare patologie tanto complesse come l’insufficienza cardiaca congestizia, il diabete o il cancro?

La bile è un liquido alcalino amaro di colore giallo, marrone o verde che supporta diverse funzioni, ognuna delle quali si riflette sullo stato di salute degli organi e degli apparati del corpo umano.

Oltre a contribuire alla digestione dei cibi ricchi di grassi, calcio e proteine, la bile serve a mantenere i normali livelli di grasso nel sangue, a eliminare le tossine dal fegato, a conservare un adeguato equilibrio acido/alcalino nel tratto intestinale e a evitare lo sviluppo di microbi dannosi nel colon.

Per poter assolvere alla sua funzione che prevede il mantenimento di un apparato digerente sano e forte, e l’alimentazione delle cellule del corpo tramite la corretta quantità di nutrienti, il fegato deve produrre 1,1 – 1,6 litri di bile al giorno: una produzione anche di poco inferiore a tale indicazione causa problemi legati alla digestione del cibo, all’eliminazione dei prodotti di scarto e allo sforzo costante da parte del corpo di depurare il sangue.

Purtroppo molti individui ne producono solo una quantità pari a una tazza piena o poco meno. Come provvederemo a evidenziare più avanti in questo libro, quasi tutti i problemi di salute rappresentano la conseguenza diretta o indiretta di una ridotta produzione e di un insufficiente trasporto di bile.

I soggetti affetti da patologie croniche presentano spesso diverse migliaia di calcoli biliari che congestionano i dotti biliari del fegato. Alcuni di questi possono produrre un impatto anche sulla cistifellea, ma rimovendoli attraverso una serie di lavaggi epatici, sottoponendosi a una dieta bilanciata e mantenendo uno stile di vita regolare, il fegato e la cistifellea saranno in grado di ripristinare la loro naturale efficienza facendo sì che la maggior parte dei sintomi di malessere e disturbo del corpo inizino ad attenuarsi.

Le allergie risulteranno ridotte o addirittura scomparse, il mal di schiena diminuirà in termini di intensità e il livello di benessere migliorerà in modo significativo.

Ripulire i dotti biliari del fegato dai calcoli biliari è una delle procedure più importanti ed efficaci che permettono di recuperare e migliorare lo stato di salute.

Questo libro ti insegnerà a rimuovere diverse centinaia di calcoli biliari in modo indolore e in una sola volta, tramite l’espulsione di calcoli le cui dimensioni varieranno dal diametro di una capocchia di spillo a una piccola noce; in alcuni casi, peraltro rari, il diametro potrà essere quello di una pallina da golf.
Il lavaggio epatico avviene in pratica entro un intervallo temporale inferiore a quattordici ore, di conseguenza è possibile praticarlo comodamente durante un fine settimana trascorso a casa.

Il Capitolo 1 spiegherà nel dettaglio quali sono i motivi per cui la presenza di calcoli all’interno dei dotti biliari, interni ed esterni al fegato, può essere considerata il maggior rischio per la nostra salute, nonché la causa di quasi tutte le malattie, siano esse più o meno gravi;

il Capitolo 2 vi insegnerà a identificare i segni, gli indizi e i sintomi che indicano la presenza di calcoli nel fegato o nella a cistifellea, mentre altre sezioni del libro tratteranno le possibili cause di formazione dei calcoli biliari e come procedere per prevenire lo sviluppo di nuovi.

Nel Capitolo 4 imparerete la procedura per liberarvi dai calcoli.

Il Capitolo 6, “Cosa mi posso aspettare dal lavaggio di fegato e cistifellea?”, delucida alcuni dei possibili benefici che questa profonda procedura di autodiagnostica può avere sullo stato generale di salute, permettendovi al contempo di scoprire quali sono le opinioni che altri nutrono dopo aver provato l’esperienza di un lavaggio epatico.

Il Capitolo 8, dedicato alle domande, risponde a diversi interrogativi che potreste porvi venendo a conoscenza della procedura di lavaggio epatico.

Tuttavia, se davvero desideri cogliere il massimo beneficio da questa tecnica, suggerisco caldamente di leggere l’intero libro prima di praticare il lavaggio epatico.

Vi auguro ogni felicità e uno strepitoso successo durante il viaggio che vi porterà verso un nuovo stato di salute e vitalità che voi stessi avrete creato.

Pubblicato per gentile concessione del dottor Limontini al quale puoi rivolgere le tue domande scrivendo a comemigliorare@gmail.com

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Tratto dal libro Guarire il Fegato con il Lavaggio epatico

 

Capitolo 4 – Il lavaggio di fegato e cistifellea

Ingredianti per il lavaggio epatico

Depurare il fegato e la colecisti dalla presenza di calcoli epatici costituisce uno dei più importanti e potenti approcci che potete mettere in atto per migliorare il vostro stato di salute.

La pulizia epatica richiede sei giorni di preparazione, seguiti da 16-20 ore di lavaggio effettivo.

 

Gli ingredienti.

Per procedere alla rimozione dei calcoli biliari è necessario procurarsi quanto elencato di seguito:

  • succo di mela 6 confezioni da 1 litro,
  • sale inglese* 4 cucchiai da tavola disciolti in 3 bicchieri d’acqua da 240 mi circa l’uno (per un totale di 720 ml)**
  • olio extravergine di oliva spremuto a freddo 1/2 bicchiere (ca. 120 ml),
  • succo di pompelmo (meglio quello rosa) o spremuta fresca di limone e arancia*** abbastanza da riempire 3/4 di bicchiere di succo (180 ml),
  • 2 brocche da 1/2 litro circa, di cui una munita di coperchio.

*Procuratevi i Sali di Epsom o sale inglese (magnesio solfato eptaidrato) per USO orale. Alcune etichette lo descrivono come lassativo naturale. Se non lo trovate, usate il citrato di magnesio.

** Ho optato per il “bicchiere” invece della tazza come unità di misura allo scopo di evitare confusione sul significato che il termine “tazza” prende nei diversi continenti.

***Se non tollerate il succo di pompelmo o se questo tende a darvi nausea, potete utilizzare quantità equivalenti di succo di arancia e limone appena spremuti. L’effetto è lo stesso.

 

PREPARAZIONE

Bevete un litro di succo di mela confezionato (oppure vedi le altre opzioni descritte più avanti) al giorno per un periodo di sei giorni (è possibile berne in quantità maggiori se la cosa non infastidisce). L’acido malico presente nel succo di mela ammorbidisce i calcoli e ne semplifica il passaggio attraverso i dotti biliari. Il succo di mela ha un forte effetto depurativo: alcuni soggetti particolarmente sensibili potrebbero accusare gonfiore e, a volte, diarrea nei primissimi giorni. La maggior maggior parte dei casi di diarrea, in realtà, rappresentano bile stagnante rilasciata dal fegato e dalla cistifellea (contraddistinta da un colore marrone giallognolo). Gli effetti di fermentazione del succo aiutano ad allargare i dotti biliari: se questo risulta in qualche modo fastidioso, è possibile diluire il succo di mela con acqua o usare le altre opzioni descritte più avanti. Sorseggiate il succo di mela lentamente durante il giorno, tra i pasti (evitate di berlo durante o appena prima dei pasti, per due ore dopo gli stessi e la sera), oltre alla quantità di acqua normalmente consumata (da sei a otto bicchieri).

Attenzione: utilizzate preferibilmente succo di mela biologico, sebbene qualsiasi buona marca di succo di mela in commercio, concentrato di mela o sidro siano adeguati per gli scopi del lavaggio epatico.

Può essere utile sciacquarsi la bocca con bicarbonato di sodio e/o lavarsi i denti più volte al giorno per evitare che l’acido li danneggi. (Nel caso siate intolleranti o allergici al succo di mela, vedi le altre opzioni al paragrafo “difficoltà con il lavaggio” al temine di questo capitolo).

Raccomandazioni dietetiche

Durante l’intera settimana di preparazione e lavaggio evitate di consumare cibi o bevande freddi o gelati in quanto raffreddano il fegato e, di conseguenza, riducono l’efficacia del lavaggio stesso. Tutti i cibi e le bevande dovrebbero essere caldi o almeno a temperatura ambiente.

Per consentire al fegato di prepararsi al lavaggio principale, cercate di evitare cibi di origine animale, latticini e fritti; consumate pasti normali, ma evitate di mangiare in eccesso.

Il momento migliore per il lavaggio

La parte principale e finale del lavaggio epatico viene eseguita al meglio durante il fine settimana, quando non siete sotto pressione e avete tempo per riposarvi.

Sebbene il lavaggio sia efficace in qualsiasi momento del mese, il periodo dovrebbe preferibilmente coincidere con un giorno compreso tra la luna piena e la luna nuova.

Il periodo di preparazione di sei giorni può iniziare cinque o sei giorni prima della luna piena. Il giorno di luna nuova è il più indicato per la pulizia e la guarigione.

Se assumete farmaci

Mentre vi sottoponete a un lavaggio epatico, evitate di assumere farmaci, vitamine o integratori che non siano assolutamente necessari. È importante non sovraccaricare il fegato con lavoro extra che possa interferire con il tentativo di depurazione.

Assicuratevi di svuotare il colon prima e dopo un lavaggio epatico

Avere movimenti intestinali regolari non è necessariamente una indicazione del fatto che il vostro intestino non sia ostruito.

La pulizia del colon, eseguita qualche giorno prima o, meglio ancora, nel sesto giorno di preparazione, contribuisce a evitare o ridurre al minimo qualsiasi forma di malessere o nausea che possa insorgere durante l’effettivo lavaggio epatico: impedisce il reflusso della miscela di oli o di prodotti di scarto dal tratto intestinale allo stomaco e assiste il corpo nella rapida eliminazione dei calcoli biliari.

L’irrigazione del colon (idrocolonterapia) è il metodo più veloce e semplice per preparare il colon a un lavaggio epatico. L’irrigazione con la tavola da colema è il secondo metodo preferito (vedi i dettagli in “Mantenete pulito il colon”, Capitolo 5).

Cosa dovete fare il sesto giorno di assunzione del succo di mela

Bevete tutto il litro di succo nel corso della mattinata; potete iniziare a berlo appena svegli.

Se sentite fame al mattino, fate una colazione leggera con cereali caldi: la farina di avena è la scelta migliore.

Evitate gli zuccheri o altri dolci, spezie, latte, burro, olio, yogurt, formaggio, prosciutto, uova, noci, paste e cereali crudi, ecc.

Frutta e succhi di frutta sono l’ideale.

A pranzo mangiate verdura cotta o al vapore con riso bianco (preferibilmente riso Basmati) e insaporitelo con poco sale marino o salgemma non raffinati.

Ripeto: non consumate cibi proteici, burro o olio, o potreste sentirvi male durante il lavaggio.

Non mangiate o bevete nulla (eccetto l’acqua) dopo le 13.30, altrimenti avrete difficoltà a espellere i calcoli!

Seguite l’esatto programma descritto di seguito.

 

IL VERO E PROPRIO LAVAGGIO

La sera

Ore 18:00

Aggiungete quattro cucchiai di Sali di Epsom (solfato di magnesio) a tre bicchieri da 240 ml l’uno di acqua filtrata (per un totale di 720 ml) in una brocca: in questa avrete così quattro porzioni da 180 ml (3/4 di bicchiere).

Quindi bevete la prima porzione (3/4 di bicchiere): potete bere qualche sorso di acqua subito dopo per eliminare l’amaro in bocca oppure aggiungere un po’ di succo di limone per migliorare il sapore.

Alcune persone lo bevono con una grossa cannuccia di plastica per saltare il coinvolgimento delle papille gustative sulla lingua; per molti va bene tapparsi il naso mentre bevono. Inoltre, può essere utile lavarsi denti subito dopo o sciacquare la bocca  con bicarbonato di sodio.

Uno dei compiti principali dei Sali di Epsom è quello di dilatare (allargare) i dotti biliari rendendo più semplice il passaggio dei calcoli. (Se siete allergici ai Sali di Epsom o non I riuscite a ingerirli, potete usare le stesse dosi di citrato di magnesio.)

Togliete dal frigorifero gli agrumi che userete successivamente, di modo che possano scaldarsi a temperatura ambiente.

Ore 20:00

Bevete la seconda dose (3/4 di bicchiere) di Sali di Epsom.

Ore 21:00

Se non avete avvertito alcun movimento intestinale fino a ora e non avete completato lo svuotamento del colon durante le ventiquattro ore trascorse, fate un clistere di acqua che darà il via a una serie di movimenti intestinali.

Ore 21:45

Lavate bene i pompelmi (o i limoni e le arance). Spremeteli con le mani e rimuovete la polpa. Avrete bisogno di 3/4 di bicchiere di succo: versate il succo e 1/2 bicchiere di olio di oliva nella brocca da mezzo litro circa, chiudetela bene e scuotetela forte per una ventina di volte o fino a quando la soluzione non sarà ben diluita.

L’ideale sarebbe bere questa miscela alle 22:00, ma se avvertite ancora la necessità di andare in bagno, potete ritardare questa fase di altri 10 minuti.

Ore 22:00

Posizionatevi al fianco del letto (non sedetevi) e bevete il preparato, se possibile, tutto di un fiato.

Alcune persone preferiscono berlo utilizzando una grande cannuccia di plastica. Pare che il metodo più efficace consista nel berlo tappandosi il naso.

Se necessario, assumete un po’ di miele tra un sorso e l’altro per aiutarvi a ingerire la miscela. La maggior parte delle persone, tuttavia, non ha problemi a berlo tutto d’un fiato: comunque non impiegateci più di 5 minuti (solo le persone anziane o deboli potranno impiegarci di più).

 

SDRAIATEVI IMMEDIATAMENTE

Questa azione è fondamentale per aiutare il rilascio dei calcoli biliari!

Spegnete la luce e rimanete distesi sulla schiena con uno o due cuscini sotto la testa affinché questa sia leggermente rialzata rispetto all’addome.

Se questa posizione vi risulta scomoda, giratevi sul fianco destro con le ginocchia piegate verso la testa.

Rimanete sdraiati perfettamente immobili per almeno 20 minuti e cercate di non parlare! Concentrate l’attenzione sul vostro fegato. Alcune persone trovano beneficio nell’applicare un impacco di olio di ricino sul fegato.

Probabilmente sentirete i calcoli passare lungo i dotti biliari come delle biglie. Non avvertirete alcun dolore poiché il magnesio presente nel sale inglese tiene ben aperte e rilassate le valvole dei dotti biliari e la bile espulsa insieme ai calcoli mantiene i dotti biliari ben lubrificati (la situazione è ben diversa in caso di un attacco alla colecisti senza l’intervento del magnesio e della bile). Quindi, se potete, dormite.

Se in qualsiasi momento della notte avvertite l’assoluta necessità di defecare, fatelo.

Controllate se vi sono già dei piccoli calcoli biliari (di color verde pisello o marrone chiaro) che galleggiano nel water.

Potreste avvertire un senso di nausea durante la notte e nelle prime ore della mattina: questo è dovuto soprattutto a una forte e improvvisa espulsione di numerosi calcoli biliari e tossine dal fegato e dalla colecisti che spingono di nuovo la miscela di olio nello stomaco.

La nausea passerà col trascorrere della mattinata.

Il mattino dopo

Ore 6:00-6:30

Appena svegli, ma non prima delle 6.00, bevete la terza porzione di Sali di Epsom (se avete molta sete bevete un bicchiere di acqua tiepida prima di assumere il sale).

Rilassatevi, leggete o meditate; se avete sonno tornate a letto, sebbene sia meglio mantenere il corpo in posizione eretta: molte persone si sentono benissimo e preferiscono fare qualche esercizio leggero, come per esempio lo yoga.

Ore 8:00-8:30

Bevete la quarta e ultima porzione di Sali di Epsom.

Ore 10:00-10:30

A quest’ora potete bere la spremuta di frutta appena fatta; mezz’ora dopo potete mangiare uno o due pezzi di frutta fresca; un’ora dopo potete mangiare cibo normale (purché leggero) ed entro sera o la mattina seguente dovreste ritornare alla normalità e iniziare a sentire i primi segni di miglioramento.

Continuate a consumare pasti leggeri durante i giorni seguenti e ricordate: il vostro fegato e la vostra cistifellea hanno subito un importante intervento chirurgico senza effetti collaterali dannosi e senza costi.

N.B.: bevete acqua ogni volta che avete sete, ma non subito dopo aver bevuto i Sali di Epsom e nelle prime due ore successive all’assunzione della miscela oleosa.

 

I RISULTATI CHE VI POTETE ASPETTARE

Durante le ore della mattina (e forse del pomeriggio) successive al lavaggio avvertirete numerosi movimenti intestinali liquidi che inizialmente consisteranno di calcoli biliari mescolati a residui di cibo e poi solo di calcoli misti ad acqua.

La maggior parte dei calcoli è di colore verde pisello e galleggia nel water in quanto contiene componenti biliari.

I calcoli presentano diverse tonalità di verde e possono essere di colore vivace o lucidi come pietre preziose. Solo la bile secreta dal fegato può conferire questo colore verde.

I calcoli possono presentarsi con dimensioni, colori e forme diverse: quelli dal colore tenue sono i più recenti, mentre quelli di colore verde scuro sono i più vecchi; alcuni sono grandi come un pisello, altri più piccoli, e altri ancora raggiungono addirittura i due o tre centimetri di diametro.

Si possono contare a dozzine e, a volte, perfino a centinaia (di dimensioni e colori diversi) che vengono espulsi in una volta sola.

Fate attenzione anche ai calcoli di color marrone chiaro e bianco, perché alcuni tra quelli più grandi possono depositarsi sul fondo del water insieme alle feci: si tratta di calcoli biliari calcificati che sono stati rilasciati dalla cistifellea e contengono sostanze tossiche più pesanti con solo piccole quantità di colesterolo.

Tutti i calcoli di colore verde e giallastro sono soffici come stucco grazie  all’azione del succo di mele.

Potreste anche rilevare uno strato di scarto color marrone chiaro o bianco oppure di “schiuma” nel water: la schiuma è costituita da milioni di piccolissimi cristalli di colesterolo molto appuntiti e di color bianco che possono facilmente danneggiare i dotti biliari e la cui espulsione è ugualmente importante.

Cercate di fare una stima approssimativa di quanti calcoli avete eliminato. Per curare in modo permanente borsiti, dolori di schiena, allergie e altri problemi di salute, e quindi prevenire l’insorgere di ulteriori malattie, è necessario rimuovere tutti i calcoli.

Questa operazione potrebbe richiedere almeno da otto a dodici lavaggi da eseguirsi a intervalli di tre settimane oppure mensilmente (non eseguite il lavaggio con una frequenza superiore a quella indicata!).

L’intervallo di tre settimane fra un lavaggio e l’altro può includere i sei giorni di preparazione, ma l’ideale sarebbe ricominciare dopo che sono trascorse le tre settimane.

Se non riuscite a eseguire i lavaggi con questa cadenza, potete lasciar passare un po’ più di tempo tra una operazione di pulizia e l’altra.

E importante ricordare che una volta iniziato il lavaggio del fegato, dovrete proseguire fino a quando per due lavaggi consecutivi non verranno più espulsi calcoli.

Lasciare il fegato semi-depurato per un lungo periodo di tempo (tre o più mesi), infatti, può causare malesseri maggiori di quanti si avrebbero se il fegato non fosse mai stato sottoposto a depurazione.

Il fegato, nel suo complesso, inizierà a funzionare più efficacemente subito dopo il primo lavaggio e potrete notare immediatamente improvvisi miglioramenti, a volte addirittura nel giro di poche ore.

I dolori diminuiranno, l’energia aumenterà e la lucidità mentale migliorerà notevolmente.

Tuttavia, nell’arco di qualche giorno i calcoli posizionati nella parte posteriore del fegato si sposteranno “in avanti” verso i due maggiori dotti biliari che si dipartono dal fegato, e ciò potrebbe dare l’impressione di accusare alcuni dei sintomi di malessere provati in precedenza. Potreste infatti sentirvi delusi perché la ripresa sembra di breve durata, ma tutto questo indica semplicemente che sono rimasti dei calcoli pronti per essere rimossi con il prossimo ciclo di lavaggio.

Nondimeno, le risposte di depurazione e autoriparazione del fegato aumenteranno notevolmente aggiungendo sempre maggiore efficacia a questo importantissimo organo del corpo.

Finché ci saranno ancora calcoli in movimento all’interno dei dotti biliari più piccoli verso quelli più grandi, essi si potranno combinare dando origine a calcoli di dimensioni ancora maggiori per riprodurre i sintomi già precedentemente accusati, tra cui mal di schiena, mal di testa, mal di orecchie, problemi digestivi, gonfiore, irritabilità, rabbia, ecc., sebbene in forma più leggera rispetto a prima.

Se due lavaggi consecutivi non producono più calcoli (questo solitamente accade dopo 6-8 lavaggi; oltre 10-12 per i casi gravi), il vostro fegato può ritenersi in ottime condizioni. Tuttavia, si raccomanda di ripetere il lavaggio epatico ogni sei o otto mesi: ogni procedura darà nuovi stimoli al fegato ed eliminerà le tossine o i nuovi calcoli accumulati nel frattempo.

Attenzione

Non sottoponetevi mai a un lavaggio epatico se soffrite di una patologia in fase acuta, anche se si tratta di un semplice raffreddore.

Tuttavia, se soffrite di malattie croniche, depurare il vostro fegato può essere la cosa migliore che possiate fare per voi stessi.

Importante! Leggere attentamente

Il lavaggio epatico è un metodo incomparabile e assolutamente efficace per recuperare il proprio stato di salute: se seguirete le istruzioni alla lettera, non correrete alcun rischio. Per favore, prendete le istruzioni molto seriamente: alcune persone che hanno eseguito il lavaggio epatico eseguendo la procedura suggerita da amici o trovata su Internet hanno avuto delle complicazioni inutili perché non avevano una conoscenza completa della procedura stessa e di come funziona, mentre ritenevano che la sola espulsione dei calcoli dal fegato e dalla cistifellea fosse sufficiente.

È probabile che alcuni calcoli biliari rimangano bloccati nel colon durante la fase di espulsione; questi calcoli possono essere rimossi rapidamente attraverso l’irrigazione del colon, da eseguirsi preferibilmente il secondo o terzo giorno dopo il lavaggio epatico.

Se i calcoli epatici rimangono  nel colon, possono causare irritazione, infezione, mal di testa e malessere addominale, problemi tiroidei, ecc.. e alla fine, diventare addirittura una fonte di tossiemia nell’organismo.

Se non sono disponibili preparati per il colon nel luogo dove risiedete, potete fare un clistere di caffè seguito da uno di acqua, oppure due clisteri di acqua consecutivi: tuttavia, questo non garantisce la rimozione di tutti i calcoli rimasti.

Non esiste un vero sostituto all’irrigazione del colon, eseguire un clistere usando la tavola da colema, tuttavia, costituisce il modo migliore per avvicinarsi molto a una procedura di irrigazione del colon professionale.

Se decidete di optare per una soluzione di compromesso che non sia una vera irrigazione del colon, mescolate un cucchiaino di Sali di Epsom con un bicchiere di acqua tiepida e bevetelo appena alzati il giorno in cui deciderete di sottoporvi allo svuotamento del colon. (Per acquistare una tavola da colema e ricevere una dimostrazione video di come utilizzarla, fare riferimento al capitolo “Elenco dei fornitori” in fondo al libro. Vedi anche Jensen, Bemard, Intestino libero, Macro Edizioni, Cesena, 2002).

Importanza del lavaggio di colon e reni

Sebbene il lavaggio epatico sia, di per sé, in grado di produrre risultati davvero impressionanti, l’ideale sarebbe effettuarlo successivamente a un lavaggio del colon e dei reni.

Lo svuotamento del colon (vedere anche la sezione “Preparazione”) garantisce che i calcoli biliari espulsi vengano facilmente rimossi dall’intestino crasso, mentre il lavaggio renale assicura che le tossine provenienti dal fegato durante il lavaggio epatico non pesino su questi organi escretori vitali.

Tuttavia, se non avete mai avuto problemi renali, calcoli renali, infezioni alla vescica, ecc., potete procedere con la sequenza lavaggio del colon/lavaggio epatico/lavaggio del colon. Assicuratevi, comunque, di sottoporvi anche a un lavaggio renale in un momento successivo, trascorso qualche tempo dopo i primi 2-4 lavaggi epatici e di nuovo, dopo che il vostro fegato sarà stato completamente depurato (vedere anche “Il lavaggio renale” nel Capitolo 5). Altrimenti potete bere una tazza di tè per i reni (vedi la ricetta nella sezione “Il lavaggio renale”) per due o tre giorni successivi a ogni lavaggio epatico.

Seguite le stesse istruzioni indicate per il lavaggio renale principale. Il lavaggio renale e quello epatico possono essere praticati contemporaneamente, ma assicuratevi di non bere il tè renale il giorno in cui praticate il lavaggio del fegato.

I soggetti il cui colon è gravemente congestionato o che presentano un’anamnesi di costipazione, dovrebbero considerare l’idea di effettuare almeno due o tre lavaggi del colon prima di sottoporsi al primo lavaggio epatico.

Ricordate, quindi, che è molto importante svuotare il colon entro tre giorni dal completamento di ogni lavaggio epatico, perché la rimozione di calcoli biliari dal fegato e dalla colecisti può lasciare alcuni residui di calcoli e tossine nel colon, che vanno eliminati completamente per giovare al vostro stato di salute.

Quando bere acqua durante il lavaggio

Ancora una volta, ricordatevi che potete bere acqua in qualsiasi momento del lavaggio epatico, tranne immediatamente prima e dopo l’assunzione dei Sali di Epsom (lasciate passare circa 20 minuti). Evitate di bere acqua anche dalle 21,30 alle 2 del mattino (nel caso in cui vi alzaste). In tutti gli altri casi potete bere ogni volta che avete sete.

DIFFICOLTA’ CON IL LAVAGGIO?

Intolleranza al succo di mela

Se per qualche motivo non tollerate il succo di mela (o le mele), potete sostituirlo con le erbe Gold Coin Grass (erba lisimachia) e Bupleurum (bupleuro) in tintura, vendute con il nome Gold Coin Grass (GCG), 250 ml al prezzo di 16,00 dollari e disponibili da Prime Health Products (vedi l’elenco dei fornitori in fondo al libro).

L’acido malico presente nel succo di mela è particolarmente efficace per dissolvere parte della bile stagnante e rendere i calcoli più morbidi (vedi qui di seguito i dettagli relativi all’acido malico).

Anche le erbe sopra menzionate si sono rivelate efficaci per ammorbidire i calcoli e possono quindi essere utilizzate nella fase preparatoria del lavaggio epatico, anche se potrebbe essere necessario un periodo di tempo leggermente più lungo rispetto a quanto richiesto in caso di utilizzo del succo di mela.

Il dosaggio esatto per la tintura è 1 cucchiaio da tavola pieno (circa 15 ml) una volta al giorno da assumere a stomaco vuoto circa 30 minuti prima di fare colazione.

Questo regime dovrebbe essere mantenuto per otto o nove giorni prima di effettuare il lavaggio epatico.

Intolleranza ai Sali di Epsom

Se siete allergici o intolleranti ai Sali di Epsom, potete usare il citrato di magnesio (anche se non è efficace come il sale inglese), che potete trovare facilmente in farmacia.

Intolleranza all’olio di oliva

Se siete allergici o intolleranti all’olio di oliva, potete usare l’olio puro di macadamia, l’olio di semi di uva spremuto a pressione o a freddo, l’olio di semi di girasole o altri oli spremuti a pressione. Non usate l’olio di canola, l’olio di soia o altri oli estratti con procedimenti analoghi (per ulteriori informazioni sugli oli e i grassi sani e nocivi vedi il libro dell’autore Timeless Secrets of Health and Rejuvenation). Tenete presente che l’olio extravergine di oliva sembra ancora il più efficace per il lavaggio epatico.

Disturbi alla colecisti o la colecisti è stata asportata

Se soffrite di disturbi alla colecisti o se questa è già stata asportata, potrebbe essere necessario assumere succo di mirtillo palustre o erba lisimachia per 2-3 settimane (circa 1 bottiglia) prima del lavaggio epatico.

Per ulteriori dettagli fare riferimento alla sezione precedente.

Come raccomandazione generale, potreste prendere in considerazione la possibilità di prendere un integratore biliare. La maggior parte di questi prodotti è a base di bile di bue. Se vi è stata asportata la cistifellea, potreste non riuscire più ad avere la quantità di bile necessaria alla corretta digestione dei cibi. In presenza di sintomi di diarrea riducete il dosaggio o interrompete l’assunzione.

Consultatevi con il vostro naturopata per scegliere il prodotto più indicato.

Soggetti che non dovrebbero utilizzare il succo di mela

Esistono persone che potrebbero incontrare difficoltà bevendo il succo di mela nelle quantità richieste per il lavaggio epatico, ma non ne sono consapevoli: tra queste annoveriamo coloro che soffrono di diabete, ipoglicemia, infezioni da lievito (Candida), cancro e ulcere allo stomaco.

In tali casi il succo di mela può essere sostituito con acido malico in polvere. Cercate di evitare di assumerlo in capsule, soprattutto se queste contengono altri ingredienti. L’ideale è sciogliere bene l’acido malico prima di ingerirlo.

Il periodo di preparazione è identico a quello indicato per l’assunzione del succo di mela. Eccetto per il fatto che il litro di succo di mela al giorno viene sostituito da 1/2 o 1 cucchiaino di acido malico disciolto in 4-6 bicchieri da 33 ml di acqua tiepida, da bere in piccole quantità durante il giorno.

L’acido malico in polvere per uso alimentare (non mescolato al magnesio o ad altri ingredienti) costa pochissimo e può essere acquistato in Internet o nei negozi di alimentazione naturale.

Tutte le aziende vinicole lo usano per produrre il vino (vedi la sezione “Informazioni sui prodotti” in fondo al libro).

Anche il succo di mirtillo palustre contiene molto acido malico e può essere usato per il periodo di preparazione (1 parte di succo mescolata a 2 parti di acqua, da assumere tre o quattro volte al giorno per sei giorni); è anche possibile miscelarlo al succo di mela. L’assunzione quotidiana di piccole quantità di succo di mirtillo palustre per due o tre settimane prima del lavaggio epatico comporta indubbiamente dei vantaggi.

Un’alternativa è l’erba lisimachia (gold coin grass). Seguite le istruzioni già riportate per quanti sono intolleranti al succo di mela: potete provare l’acido malico o il succo di mirtillo palustre durante un lavaggio e l’erba lisimachia in quello successivo, e vedere quale di questi funziona meglio.

Una quarta alternativa è rappresentata dall’aceto di mele: miscelatene 1 o 2 cucchiai in un bicchiere di acqua e bevetene quattro porzioni al giorno per sei giorni.

Mal di testa o nausea nei giorni successivi al lavaggio epatico

Nella maggior parte dei casi questi disturbi si presentano quando le istruzioni non sono state seguite scrupolosamente (vedi il paragrafo precedente); tuttavia, in rare occasioni è possibile che i calcoli biliari continuino a fuoriuscire dal fegato anche dopo aver terminato il lavaggio epatico.

Alcune tossine rilasciate da questi calcoli possono allora penetrare nel sistema circolatorio e provocare malessere.

In questo caso, una volta concluso il lavaggio epatico, può essere utile bere circa mezzo bicchiere di succo di mela per sette giorni consecutivi o finché i disturbi non passano.

Il succo di mela andrebbe bevuto almeno mezz’ora prima di colazione.

Potrebbe anche essere necessaria una ulteriore pulizia del colon per eliminare i calcoli “ritardatari”.

Come già accennato, anche il metodo di pulizia dei tessuti (acqua ionizzata) contribuisce alla rimozione delle tossine in circolo.

Mettete un pezzetto di zenzero fresco nei thermos: bevendo quest’acqua bloccherete rapidamente la nausea.

Anche bere due o tre tazze di camomilla al giorno aiuta a calmare il tratto digerente e il sistema nervoso; la camomilla, inoltre, facilita lo scioglimento dei calcoli calcificati.

Malessere durante il lavaggio

Se avete seguito scrupolosamente tutte le istruzioni fornite nelle pagine precedenti ma continuate a sentirvi male mentre praticate il lavaggio epatico, non allarmatevi pensando che qualcosa sia andato storto.

Pur essendo una eventualità rara, è possibile vomitare o provare nausea durante la notte: questo succede quando la cistifellea espelle la bile e i calcoli biliari con una forza tale da far riaffiorare l’olio nello stomaco.

Quando l’olio mescolato alla bile ritorna nello stomaco, è probabile provare una sensazione di nausea. In questo caso dovreste riuscire a sentire l’espulsione dei calcoli: non sarà un dolore acuto, ma solo una contrazione lieve.

Nel corso di uno dei dodici lavaggi epatici a cui mi sono sottoposto ho passato una gran brutta notte ma, nonostante abbia vomitato la maggior parte della miscela oleosa, il lavaggio o è andato bene come tutti gli altri.

Quando ho vomitato, l’olio aveva già compiuto il suo lavoro, cioè aveva stimolato il rilascio dei calcoli biliari.

Se vi dovesse capitare, ricordatevi che è solo una notte di disagio, mentre per riprendersi da un intervento chirurgico convenzionale ci vogliono diverse settimane o mesi, e non è detto che negli anni a venire non si debbano provare un dolore e una sofferenza maggiori.

II lavaggio epatico non ha dato i risultati previsti

In alcuni casi, sebbene rari, il lavaggio epatico non dà i risultati previsti. I due motivi principali e i rimedi per tali difficoltà sono elencati di seguito.

1° – è probabile che una grave congestione nei dotti biliari epatici (dovuta alla struttura estremamente densa dei calcoli) abbia impedito al succo di mela di penetrare completamente durante il primo tentativo di lavaggio.

Per alcuni soggetti possono essere necessari due o tre lavaggi epatici prima che i calcoli comincino a fuoriuscire.

La chanca piedra, nota anche come “distruttrice di pietre” può aiutarvi a preparare il fegato e la cistifellea a un rilascio più efficace dei calcoli, soprattutto se ne avete di calcificati nella colecisti. Prendete venti gocce di estratto di chanca piedra (vedi le informazioni sui prodotti in fondo al libro) in un bicchiere di acqua tre volte al giorno per almeno due o tre settimane prima del successivo lavaggio.

Anche l’olio enterico di menta piperita sotto forma di capsule è molto utile per sciogliere i calcoli biliari calcificati o ridurne le dimensioni, ma può essere difficile trovarlo puro. Spesso, infatti, è combinato con altri ingredienti e la sua efficacia può risultarne ridotta.

Anche bere due o tre tazze di camomilla al giorno favorisce la dissoluzione dei calcoli calcificati.

Un altro metodo efficace per aiutare fegato e cistifellea durante il lavaggio e favorire il rilascio di una maggiore quantità di calcoli consiste nell’intingere un panno nell’aceto di mele caldo e applicarlo sulla zona di fegato/cistifellea durante i 20-30 minuti in cui si sta sdraiati.

Alcune persone hanno trovato beneficio nell’uso di olio di ricino.

Le erbe genziana cinese e bupleuro aiutano a dissolvere parte della congestione e possono preparare il fegato a un lavaggio più efficace.

Queste erbe sono preparate sotto forma di tintura, comunemente nota come “amaro cinese” e prodotta da Prime Health Products (vedi l’elenco dei fornitori alla fine del libro).

Il dosaggio esatto per questa tintura è da 1 cucchiaino (circa 5 ml) una volta al giorno da assumere a stomaco vuoto circa trenta minuti prima di fare colazione.

Questo regime dovrebbe essere seguito per tre settimane prima di bere il succo di mela (o prima di utilizzare le altre alternative presentate nel paragrafo precedente).

Qualsiasi reazione sgradevole legata al lavaggio scompare, solitamente, dopo tre o sei giorni e può essere ridotta al minimo seguendo il metodo di lavaggio dei tessuti che utilizza acqua calda ionizzata e tenendo il colon pulito mediante capsule di Oxyflush, Oxypowder, Colosan, o eseguendo un colema o un clistere (vedi Capitolo 5).

Un altro metodo consiste nel bere ogni giorno per una settimana tre cucchiai di succo di limone non diluito e non zuccherato da 15 a 30 minuti prima di colazione. Il succo di limone stimola la cistifellea e la prepara a un lavaggio ancora più efficace.

2° – non avete seguito correttamente le istruzioni: tralasciare uno del punti indicati nella procedura o alterare i dosaggi o gli orari delle fasi descritte può impedire il raggiungimento di risultati completi.

In molti soggetti, per esempio, il lavaggio epatico non funziona a meno che l’intestino crasso non venga prima svuotato, perché l’accumulo di prodotti di scarto e di gas impedisce alla miscela di olio di spostarsi facilmente all’interno del tratto gastro-intestinale.

Nelle persone con una forte costipazione la cistifellea potrebbe aprirsi appena durante il lavaggio.

Il momento migliore per procedere a una irrigazione del colon o per un metodo alternativo è il giorno in cui viene eseguito effettivamente il lavaggio epatico.

 

Tratto dal libro “Guarire il fegato con il lavaggio epatico

di Andreas Moritz

 

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