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Vitamina D contrasta le malattie infettive: 9 studi

Ogni anno si potrebbero evitare milioni di casi di infezioni respiratorie acute se tutti assumessero integratori di vitamina D regolarmente.

A sostenerlo sono stati i ricercatori coinvolti in una revisione sistematica di dati clinici che riguardano un totale di quasi 11.000 persone1.

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La vitamina D svolge un ruolo di primaria importanza per la salute delle ossa e dei muscoli, e in ambito scientifico su questo punto non ci sono divergenze.

Non tutti però concordano sull’efficacia della vitamina D in campo infettivo e oncologico, poiché alcuni studi clinici potrebbero aver tratto le loro conclusioni basandosi su elementi ingannevoli.

Ad esempio, i dosaggi utilizzati sono stati troppo bassi per mostrare un qualche effetto, oppure è stato arruolato un gruppo di persone malate gravemente e da troppo tempo, per cui ottenere dei benefici misurabili è piuttosto difficile.

Talvolta alcuni dati raccolti durante lo studio non vengono nemmeno resi noti, con la scusa di tutelare un segreto industriale.

I risultati dei test clinici sono quindi influenzati da molte variabili, di cui non sempre si riesce a tenerne conto. I ricercatori giungono talvolta a conclusioni contrastanti oppure vaghe, che lasciano ampio spazio al dibattito, proprio come accade per l’efficacia della vitamina D nelle malattie oncologiche e infettive.

Integrazione di Vitamina D contrasta le malattie infettive delle vie respiratorie

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Nel 2017 il British Medical Journal ha pubblicato una review dei dati provenienti da 25 studi clinici condotti in 14 paesi diversi1.

Secondo questo studio gli integratori possono aiutare a prevenire circa 2/3 delle infezioni acute delle vie respiratorie, in particolare tra soggetti con livelli di 25(OH)D inferiori a 16 ng/ml1.

Oltre al comune raffreddore, nella revisione sono state incluse anche altre infezioni come bronchite, polmonite e infezioni dei seni paranasali o delle orecchie. Secondo alcune stime, sembra che ogni anno almeno il 70% della popolazione contragga una o più infezioni respiratorie.

I ricercatori hanno scoperto che gli integratori di vitamina D potrebbero ridurre del 12% i casi di infezioni respiratorie acute.

Uno degli autori che ha condotto lo studio, Adrian Martineau, della Queen Mary University of London2, sostiene che: “Integratori giornalieri o settimanali di vitamina D potrebbero voler dire 3,25 milioni di malati in meno all’anno, a causa di un’infezione respiratoria acuta”.

Facciamo chiarezza

Secondo il dottor Marineau la Vitamina D contrasta le malattie infettive. Per questa ragione, allora, tutti dovrebbero iniziare a prendere integratori di vitamina D? La risposta è: dipende.

E’ indispensabile eseguire il dosaggio periodico della 25(OH)D3 per tenere sotto controllo i livelli ematici. La vitamina D è un ormone di vitale importanza e risulta carente nella maggior parte delle patologie più diffuse.

La carenza può provocare obesità, sindrome metabolica, diabete, ipertensione, depressione, fibromialgia, sindrome da affaticamento cronico, osteoporosi e malattie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer3.

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“Gli effetti protettivi dell’integrazione di vitamina D sono più forti in coloro che hanno livelli più bassi e quando l’integrazione viene fatta quotidianamente o settimanalmente, piuttosto che in dosi più distanziate”, dice il dottor Martineau.

Ma quale dovrebbe essere il momento giusto per iniziare una integrazione di vitamina D, dovremmo forse attendere la diagnosi di una malattia grave?

Martineau, come i suoi colleghi, suggerisce che si dovrebbero fortificare gli alimenti con la vitamina D, una pratica che potrebbe aumentare il rischio di sovradosaggio4. La fortificazione degli alimenti è un progetto molto discusso e sono allo studio dei modelli. Data l’instabilità della vitamina D e il margine ristretto tra dose profilattica e dose tossica, risulta piuttosto complesso evitare di produrre effetti tossici5.

Altri studi su come la vitamina D contrasta le malattie infettive

1. Una concentrazione di 25(OH)D superiore a 38 ng/ml si associa ad un rischio dimezzato di infezioni acute a carico dell’apparato respiratorio. PubMed

2. La Vitamina D è nota per la sua attività regolatrice del sistema immunitario e anche per il suo effetto antagonista sulla replicazione virale nelle vie respiratorie. PubMed

3. Un studio sud coreano ha evidenziato valori ridotti di 25(OH)D (14 ±8 ng/ml) in pazienti che presentavano polmonite acuta acquisita in comunità. PubMed

4. Una review del 2014, intitolata “Vitamin D: a new anti-infective agent?”, ha esaminato le interazioni tra Vitamina D, patologie infettive e sistema immunitario. Lo studio sottolinea l’associazione tra ridotti livelli di Vitamina D e tutta una serie di patologie infettive, quali: infezioni respiratorie e enteriche, otite media, infezioni da Clostridium, infezioni del tratto urinario, vaginosi, epatite, sepsi, influenza, febbre dengue.

I ricercatori hanno attribuito alla vitamina D la capacità di incrementare peptidi antimicrobici (catelicidina e beta-defensine) dotati di attività antivirale e immunomodulatoria. PubMed.

5. Nei pazienti con malattie infiammatorie intestinali che hanno di livelli di 25(OH)D < a 20 ng/ml, la somministrazione di vitamina D3 (500 UI/die) potrebbe ridurre di due terzi l’incidenza di infezioni delle alte vie respiratorie. PubMed

6. Concentrazioni ridotte di 25(OH)D aumentano il rischio di osteoporosi nell’anziano (LANCET), ma si associano anche a tumori, malattie autoimmuni, infezioni croniche dell’apparato respiratorio, malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete mellito e malattie neurologiche. E’ plausibile che, l’infezione da COVID-19, in presenza di queste patologie, spesso associate all’utilizzo prolungato di alcuni farmaci, possa aumentare il rischio di mortalità.

7. Su Preprint di marzo 2020, uno studio sottolinea un possibile ruolo della vitamina D nella prevenzione e nel trattamento della malattia da coronavirus. Nella pubblicazione, intitolata “Vitamin D Supplementation Could Prevent and Treat Influenza, Coronavirus, and Pneumonia Infections” vengono descritti 3 meccanismi che ridurrebbero il rischio di infezioni respiratorie:

Tratto dalla pubblicazione apparsa in Preprint

– Dosaggi elevati (250.000 o 500.000 UI) di vitamina D3, somministrati a pazienti in terapia intensiva, con una concentrazione ematica media di 20-22 ng/ml di 25(OH)D, hanno ridotto la durata della degenza ospedaliera da 36 giorni (nel gruppo di controllo) a 25 giorni nel gruppo che ha assunto 250.000 UI, a 18 giorni nel gruppo che ha assunto 500.000 UI.

– A seguito della somministrazione di 500.000 UI di Vit. D3, 30 pazienti gravemente malati, sottoposti a ventilazione meccanica, hanno aumentato significativamente le concentrazioni di emoglobina e abbassato le concentrazioni di epcidina, migliorando il metabolismo del ferro e la capacità del sangue di trasportare l’ossigeno.

– Durante l’epidemia di COVID-19, tutte le persone in ospedale, compresi i pazienti e il personale, dovrebbero assumere integratori di vitamina D per aumentare le concentrazioni di 25(OH)D come passo importante per prevenire l’infezione e la diffusione. Vale la pena di condurre dei trial su questa ipotesi.

8. Un recente lavoro, intitolato “Pulmonary activation of vitamin D3 and preventive effect against interstitial pneumonia”, evidenzia che:

  • Il calcitriolo, prodotto dai fibroblasti polmonari, presenta un effetto preventivo antiflogistico sulla polmonite interstiziale indotta sperimentalmente nei topi;
  • La carenza di vitamina D è stata correlata a severità della polmonite interstiziale sperimentalmente indotta. Il British Dietetic Association il 16 marzo 2020 fa alcune raccomandazioni, tra queste leggiamo:

– Il sole, non il cibo, è la fonte primaria della maggior parte della vitamina D. Durante i mesi autunnali e invernali, quando si passa più tempo al chiuso e il sole è più debole … una dieta sana ed equilibrata… è improbabile che fornisca sufficiente vitamina D.

– La vitamina D agisce in sinergia con calcio e fosforo per ossa, muscoli e denti sani. È importante per proteggere la forza muscolare e per prevenire il rachitismo, l’osteomalacia e le cadute.

– In primavera, se potete, dovreste cercare di trascorrere un po’ di tempo all’aperto (esponendo la pelle al sole). Tuttavia, se si è costretti ad auto-isolarsi o se non si è in grado di uscire, si dovrebbe prendere in considerazione l’assunzione di un integratore giornaliero per garantire un sano livello ematico di vitamina D.

Distribuzione epidemica

L’Italia è uno dei Paesi Europei (insieme a Spagna e Grecia) con maggiore prevalenza di carenza di Vitamina D. DOI
Il 76% delle donne anziane presentano delle carenze piuttosto marcate di vitamina D, senza evidenti differenze tra regione e regione. PubMed

Un focolaio di infezione avvenuto in un convento piemontese di suore di clausura, popolazione fortemente a rischio di carenza di vitamina D, costituisce un elemento che merita di essere approfondito.

La distribuzione geografica dell’attuale pandemia

Carenza-vitamina-D-distribuzione-geografica.COVID19

Al momento, i maggiori focolai infettivi appaiono colpire i Paesi situati al di sopra del tropico del cancro.

La latitudine può influenzare i livelli ematici perché cambia l’irraggiamento solare stagionale necessario alla produzione cutanea della Vitamina D, la cui sintesi inizia quando la pelle inizia ad arrossarsi sotto il sole diretto.

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