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Ipertensione: cause, alimentazione, integrazione funzionale

Ipertensione: un disturbo determinato dalla forza del sangue costantemente elevata che si ripercuote sulle pareti delle arterie, danneggiandole.

Nel 95% dei casi è definita idiopatica, essenziale o primaria, cioè senza cause note o dimostrabili.

Difatti, questo disturbo cardiovascolare si associa perlopiù allo stile di vita, se si escludono le rare cause patologiche.

Ipertensione: cause, alimentazione, integrazione funazionale

Molto spesso è difficile accorgersi di essere ipertesi. Secondo alcune stime, circa il 30% degli individui è inconsapevole di avere la pressione elevata1; per questo motivo viene definita “killer silenzioso”.

Quando diventa cronica, l’ipertensione aumenta la possibilità di sviluppare insufficienza cardiaca, ictus, infarti, aneurisma e insufficienza renale2.

Anche solo un modesto aumento della pressione arteriosa può avere gravi conseguenze: ogni incremento di 20/10 mmHg su 115/75 mmHg raddoppia il rischio di malattie cardiovascolari3.

Il medico, nella maggior parte dei casi, suggerisce di perdere peso, ridurre l’assunzione di sale e prescrive dei farmaci.

Normalmente viene esclula la valutazione dell’impatto che alcuni fattori, nel loro insieme, possono avere sulla salute metabolica dell’individuo, ad esempio:

  • una dieta ricca di carboidrati e di oli vegetali da semi,
  • presenza di stati infiammatori – l’infiammazione aumenta il fabbisogno di vitamina B6, la cui carenza può aumentare i livelli di omocisteina4,
  • omocisteina elevata, spesso anche nei fumatori;
  • carenze subcliniche di micronutrienti specifici,
  • sensibilità al glutine, alla gliadina (in assenza di celiachia),
  • livello di stress,
  • scarso movimento.

Domande frequenti

Quali sono le cause dell’ipertensione?

Uno stato infiammatorio sistemico latente è fortemente collegato all’insorgenza dell’ipertensione, così come accade nella psoriasi, dove l’infiammazione subclinica40 può condurre nel tempo a un rialzo dei valori pressori 41.

Alimentazione

L’alimentazione si è dimostrata il principale determinante dell’infiammazione e della maggior parte dei casi di ipertensione.

Si tratta di meccanismi nocivi indotti dalle diete ad elevato contenuto di carboidrati come la dieta mediterranea: frequenti picchi di glucosio che aumentano l’ormone insulina, l’unico in grado di diminuire in modo rapido gli zuccheri nel sangue.

L’insulina elevata stimola il sistema nervoso simpatico42, che a sua volta attiva il surrene, aumentando la secrezione di ormoni mineralcorticoidi, come l’aldosterone.

Risultato: aumenta la ritenzione idrica e la ritenzione di sodio contenuto nel sale. Ma non è finita.

L’insulina induce ipertrofia dei vasi sanguigni periferici e riassorbimento renale del sodio: dinamiche chiave di una fase precoce dello sviluppo dell’ipertensione, prima che il sintomo si manifesti in modo completo e rilevabile43.

In quest’ottica, il sale costituisce un problema soprattutto per coloro che sono già infiammati, dopo che i picchi glicemici e insulinemici hanno sfiancato a lungo le cellule dell’endotelio all’interno dei vasi sanguigni.

Quando il glucosio entra nella cellula, viene consumato tramite reazioni di ossidazione, le quali, utilizzando l’ossigeno, producono radicali liberi. Se le difese antiossidanti della cellula sono insufficienti a mantenere lo stato REDOX in equilibrio e la situazione di stress si prolunga, l’eccesso di radicali liberi può generare alterazioni tissutali e organiche, a lungo andare irreversibili.

Non a caso, una dieta ricca di carboidrati in persone sane, non diabetiche, incrementa le possibilità di sviluppare una malattia renale cronica, una condizione clinica complessa e pericolosa caratterizzata dall’alterazione delle funzioni del rene44.

La disfunzione endoteliale, ad esempio, precede lo sviluppo della sindrome metabolica e del diabete di tipo 2, riducendo in modo asintomatico i livelli di ossido nitrico45.

L’ossido nitrico, che in quantità sufficiente rilassa le pareti dei vasi sanguigni, è una molecola chiave per la salute cardiovascolare, per un’attività sessuale soddisfacente, per il funzionamento del cervello e del sistema immunitario46.

Ipertensione e stress ossidativo

Glucosio e fruttosio, così come gli oli vegetali da semi, sono sostanze in grado di aumentare parecchio lo stress ossidativo4748, un fattore che molti ricercatori segnalano essere la principale causa di ipertensione4950.

Negli studi su animali, lo stress ossidativo aumenta la pressione sanguigna; se il problema viene corretto, la pressione si normalizza51.

Lo squilibrio tra produzione ed eliminazione delle specie reattive dell’ossigeno (ROS=Reactive Oxygen Species) danneggia i tessuti vascolari e i loro meccanismi di mantenimento della pressione arteriosa525354.

I due principali bersagli dei radicali liberi, denominati ROS, sono il rene e i vasi sanguigni. Entrambi questi organi sono dei tessuti intimamente coinvolti nella regolazione del flusso sanguigno e della pressione, e sono essi stessi dei produttori di ROS, il che li rende particolarmente vulnerabili55.

Il danno da ROS riduce la capacità dei vasi sanguigni di rilassarsi di fronte all’aumento del flusso ematico, dando seguito all’aumento della pressione sanguigna56.

I ROS innescano risposte infiammatorie anche all’interno e intorno ai vasi sanguigni, minacciando in tal modo il sangue e aumentando la pressione57.

Infine, nel cervello i ROS disturbano la segnalazione del sistema nervoso centrale, causando ulteriore aumento della pressione58.

Nei reni si verificano i danni peggiori

Il rene è il principale organo di controllo della pressione sanguigna, in gran parte attraverso una rete di segnalazione molecolare chiamata sistema renina-angiotensina.

Quando il rene percepisce un calo del flusso sanguigno, secerne un enzima chiamato renina, che a sua volta agisce sull’angiotensinogeno, una glicoproteina (proteina unita a un componente glucidico) prodotta dal fegato59.

La renina taglia una piccola porzione della molecola di angiotensino-geno, producendo una breve catena di aminoacidi chiamata angiotensina I60.

Un altro enzima, l’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE acronimo inglese di angiotensin-converting enzyme), fa un’ultima sforbiciata per produrre l’ormone peptidico attivo angiotensina II, un potente vasocostrittore, che produce un aumento immediato della pressione sanguigna6162.

Il circolo vizioso dei farmaci antipertensivi

Circa 30 anni fa i ricercatori hanno sviluppato una potente categoria di farmaci: gli ACE-inibitori.

Questi farmaci impediscono la fase finale in cui l’angiotensina I si converte in angiotensina II. Utilizzati correttamente possono aiutare ad abbassare la pressione sanguigna, benché comportino il rischio di effetti collaterali63.

Tuttavia, la maggior parte degli ACE-inibitori colpiscono solo un unico bersaglio molecolare, lasciando le cellule nella tempesta dello stress ossidativo che stimola la produzione di angiotensina.

Si crea, quindi, un circolo vizioso, perché l’aumento della quantità di angiotensina biologicamente attiva (angiotensina II) promuove la produzione di ROS.

Ipertensione: verso un approccio più efficace

I farmaci per la pressione, paradossalmente, nel tempo aggravano la patologia in due modi: aumentano il fabbisogno di nutrienti cellulari, fanno aumentare di peso, riducendo la spesa energetica64.

È forse giunto il momento di cambiare direzione?

Il Journal of Clinical Hypertension, nel 2013, un’importante rivista medica, piuttosto tradizionalista e conservatrice, ha sottolineato che i farmaci antipertensivi potrebbero essere sostituiti da una nutrizione appropriata e integratori nutraceutici65.

Ipertensione e integrazione funzionale

Oltre a curare l’alimentazione, una integrazione funzionale mirata aiuta a sostenere in modo adeguato la funzionalità delle arterie senza interrompere le cure tradizionali e i monitoraggi, laddove necessari.

È indispensabile agire in primo luogo sulle cause e per periodi prolungati, attraverso un programma concordato con un professionista della salute di fiducia, che contempli:

  • la riduzione dei carboidrati derivati da cereali, patate, legumi, essendo le maggiori fonti alimentari di glucosio66,
  • l’eliminazione degli oli di semi, compresi gli alimenti confezionati che li contengono, poichè, sbilanciando il rapporto omega/6 omega-3, promuovono l’infiammazione67,
  • il sostegno all’endotelio con nutrienti cellulari funzionali alle reazioni biochimiche delle cellule.

Integrazione funzionale al metabolismo delle cellule endoteliali

Riferimenti

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  67. Vedi capitolo Grassi del libro Stress, Alimentazione, Infiammazioni Nascoste

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